Coraggio, altruismo e fantasia - Rivista IDEA

Articolo del 16-07-2009 - IDEA

«Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia», sentenzia Francesco De Gregori. Ma gli attributi tirati in ballo dal cantautore, a ben vedere, non valgono solo per chi si trova a destreggiarsi su un campo da calcio. Anzi, hanno una valenza maggiore nella vita reale, quella fatta di lavoro e famiglia, tempo libero e impegno sociale. Tant’è che non è difficile individuare qualche campione di «coraggio, altruismo e fantasia» nella quotidianità che ci circonda.

L’imprenditore braidese Armando Verrua, tanto per far nomi, riassume a meraviglia le qualità evocate da De Gregori. In campo lavorativo e fuori: il coraggio di impegnarsi a fondo nella crescita dell’azienda, la fantasia e l’altruismo necessari nell’offrire servizi sempre più soddisfacenti le esigenze dei clienti, non puntando solo a massimizzare i profitti, ma soprattutto a rispondere a dei bisogni. Rimanendo nel mondo del lavoro, tali caratteristiche si possono ascrivere alla voce “professionalità”, un carnet di valori che chi affronta la professione con passione e competenza ritiene doveroso offrire. Diverso, e forse ancor più qualificante, è l’essere coraggioso, altruista e fantasioso nel tempo libero.

Oddio, parlare di “tempo libero” riferendosi a Verrua è improprio, dal momento che, al di fuori del lavoro, il braidese è a capo di varie associazioni, tra volontariato e organizzazioni di categoria. L’impegno extralavorativo, è meglio metterla in questi termini, si sostanzia, in primo luogo, nella presidenza delle Sezioni braidesi dell’Aido (Associazione italiana donatori organi) e dell’Avis, sodalizio di cui è a capo da due lustri e che nel 2007 ha festeggiato il 60esimo di fondazione con una serie di eventi lunga dodici mesi. Presso la sua sede trova ospitalità anche l’Admo (Associazione donatori midollo osseo). Riguardo al sodalizio dei donatori di sangue, il Presidente ribadisce che «l’Avis non va in vacanza, perché la necessità di sangue non è mai in ferie e nel periodo estivo diventa spesso emergenza perché è più difficile reperirne. E allora la sede braidese sarà aperta anche lunedì 10 agosto, oltre a tutti venerdì e domeniche, tranne il 16, nel consueto orario, dalle 8 alle 11».

Anche il Panathlon club Bra ha ai suoi vertici l’imprenditore: «Si tratta», precisa lui stesso, «di un club paragonabile a Lions e Rotary (di cui è stato consigliere del club braidese nell’ultimo mandato, ndr), ma rivolto all’ambito sportivo. I soci devono aver fatto o far parte del mondo dello sport e si impegnano a promuovere il fair-play in quel contesto, partecipano a incontri conviviali mensili su tematiche con attinenza alle discipline sportive e collaborano ai “service” locali. Il nostro intento è di cooperare con altri sodalizi di servizio per arrivare a impostare, un domani, un “service” importante sul territorio». Favorire la sinergia tra gruppi diversi, com’è stato fatto a livello braidese tra Avis e Fidas, capaci di organizzare eventi comuni pur rimanendo entità distinte, e incentivare la collaborazione nella propria squadra sono i princìpi guida di Verrua: «In un’associazione, come anche un’azienda, chi è a capo conta e ottiene risultati se ha una buona squadra. Da solo non può far molto». Mentre Avis e Panathlon sono realtà di portata nazionale, quando non internazionale, “Safe on drive” è un’invenzione tutta cuneese, merito di Verrua e tre soci: Roberto Rosselli, istruttore di guida, e gli imprenditori Piero Filippi e Giuseppe Piumatti. «Si tratta», precisa Verrua, «di un’associazione senza scopo di lucro che si preoccupa di promuovere la guida sicura attraverso l’organizzazione di giornate sulle piazze delle città principali con minicorsi di guida, teorici e pratici, dedicati ai neopatentati, in forma del tutto gratuita. Grazie alla presenza di un professionista, i giovani sperimentano le reazioni della vettura in situazioni di guida particolari. Quando capita un imprevisto in macchina, non hai tempo di pensare: devi sapere d’istinto come reagire e fare subito la cosa giusta».

Per tornare allo sport, Verrua è vicepresidente del Museo della bici presieduto da Luciano Cravero che l’ha creato. L’altro vicepresidente è Giuseppe Piumatti e il tesoriere del gruppo nato nel 2008 (e senza scopi di lucro) è Franco Graglia. Un ulteriore incarico nel mondo dell’associazionismo di Armando Verrua ha profonde radici familiari: «La pia Società dei calzolai è un eredità di mio papà perchè io quel lavoro non l’ho mai fatto. Mio padre era componente del Direttivo, così quando è mancato mi hanno chiesto di prendere il suo posto e io ho accetto di buon grado, anche per onorare le sue origini di “ciabatin”. Quando il presidente Perotti si ritirò, mi si propose di assumerne la carica, anche se non avevo competenze specifiche, e così mi sono trovato a presiedere la più vecchia associazione di mutuo soccorso esistente in Italia, fondata nel 1600». Infine collabora alla Festa degli agricoltori in onore di Sant’Isidoro. Non c’è che dire: Armando Verrua ha il mondo dell’associazionismo... ai suoi piedi!

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