Quando finisce la vita - Rivista IDEA

Articolo del 25-06-2009 - IDEA

Voler essere di aiuto alle persone in difficoltà. Questa la missione, impegnativa, ma possibile, che Armando Verrua porta avanti da anni, decenni per la verità, in contesti i più diversi, a partire dai numerosi sodalizi di volontariato in cui è coinvolto (presiede l’Avis, l’Aido, la Pia Società Calzolai e il Panathlon club di Bra, oltre all’associazione “Safe on drive” che mira a diffondere la guida sicura)), sino all’attività lavorativa, come titolare di attività di onoranze funebri: “La Cattolica” a Bra e Cherasco, la “Cavallotto” di Alba e Grinzane Cavour e la “Culasso”, attiva a Neive. Una missione impegnativa, ma soprattutto imprescindibile per chi opera in un ambito tanto delicato. Spesso ci si sofferma sul fatto che “gli amici si vedono nel momento del bisogno”. Vero, ma nel momento del bisogno si capisce e 3 si avverte la necessità anche di persone che svolgano la propria professione con sensibilità e professionalità. E chi deve intervenire in momento tanto delicato della vita di qualcun altro, come la scomparsa di una persona cara, può coniugare questi due requisiti fondamentali solo se parte da un profondo desiderio di essere di aiuto.

Dato che si rifugge il pensiero di poter perdere qualcuno a cui si vuole bene, sovente non ci si rende nemmeno conto di quanto sia fondamentale potersi affidare a persone che sappiano davvero farsi carico di tutte le incombenze da espletare, contribuendo, per quanto possibile, a rendere meno difficoltoso il momento in cui si dà l’estremo saluto a un proprio caro, con delicatezza e grande meticolosità, che passa attraverso mille particolari, non ultimo quello di essersi dotati di vetture per il trasporto dei defunti a quattro ruote motrici, al fine di evitare inconvenienti durante i mesi invernali. Proprio per questo Armando Verrua e il suo staff, nonostante siano all’avanguardia nel loro settore, si preoccupano di migliorare costantemente il proprio lavoro, of frendo ser vizi che altri, magari, non ritengono nemmeno di propria competenza. Loro, al contrario, ritengono affar proprio qualunque tipo di supporto capace di alleviare la sofferenza di chi deve fronteggiare una situazione tanto dolorosa.

Lo confermano le parole di Armando Verrua, il quale spiega: «Il nostro obiettivo è farci carico di tutto, ogni aspetto organizzativo, ogni pratica burocratica e qualsivoglia operazione cimiteriale, senza dimenticare l’aiuto psicologico e il supporto morale ai familiari». «Non riteniamo concluso il nostro compito con la sepoltura», continua l’imprenditore braidese, «tanto che forniamo ai congiunti del defunto un libretto con tutte le indicazioni comportamentali per le procedure da espletare nei giorni e nelle settimane successive, a seconda del tipo di decesso. Si tratta di un servizio unico nel nostro settore e assai utile, perché i familiari spesso si sentono abbandonati a se stessi e non sanno bene come muoversi. Per questo, un paio di anni fa, abbiamo deciso di raccogliere tutte le informazioni necessarie in questi casi e dare alle stampe i vademecum che semplificano di molto le cose». Le innovazioni che Armando Verrua ha saputo apportare in un settore apparentemente tanto statico non si esauriscono. Tutto ciò, però, con un costante comune denominatore: la sensibilità.

Anche da questo punto di vista, più di ogni altra cosa, occorre essere in primo luogo professionali: ecco perché tutti i dipendenti delle agenzie funebri facenti riferimento ad Armando Verrua partecipano a un corso di counseling, una disciplina che insegna come of frire un suppor to, attraverso una relazione d’aiuto, per far affrontare e superare ai congiunti momenti tanto delicati come la perdita di una persona cara, permettendo loro di trovare dentro di sé quelle risorse necessarie per af frontare questi dif ficili passaggi della vita. Si tratta, quindi, di avere un approccio più consapevole al dolore degli altri, per entrare in empatia con tale sofferenza ed essere davvero d’aiuto. Una qualità che Verrua, a ben vedere, dimostra di possedere da tempo: «A 16 anni ho iniziato a fare servizio sulle ambulanze per soccorrere le persone, ef fettuare trasferimenti di pazienti, por tali a visite specialistiche. Per una certa fase, prima dell’avvento della Croce rossa a Bra, quella rappresentava una parte preponderante dell’attività di mio padre Guglielmo, il quale cominciò come dipendente nel 1964. Arrivammo ad avere anche cinque ambulanze, bisognava sempre essere pronti a partire, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Soprattutto, si aveva a che fare con persone che stavano soffrendo, dunque era indispensabile relazionarsi a loro con grande umanità. Questa esperienza mi ha permesso di acquisire quella consapevolezza del dolore altrui e quella vicinanza a chi soffre che ancora oggi fanno sì che mi senta subito in empatia con i familiari dei defunti e continui ad avere grande voglia di essere d’aiuto».

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